OMELIA_4 Aprile 2021

PASQUA DI RISURREZIONE – MESSA DEL GIORNO
“Il Signore è realmente risorto, Alleluia. A Lui gloria e potenza nei secoli eterni, Alleluia.” Anche quest’anno celebriamo la Pasqua pieni di timore, per le vicende della Pandemia, ma non possiamo dimenticare che “oggi con la risurrezione del Signore, Dio Padre dona a noi la speranza della vita.” La preghiera della Colletta ci dice che Gesù ci ha aperto il passaggio verso l’eternità del Padre, e noi rinnovati nello spirito possiamo rinascere a vita nuova. Gesù con la sua risurrezione, ha spalancato le porte della salvezza, è Lui il nuovo giorno che Dio ha creato per noi; per mezzo di Lui il giorno di Dio risplende nella notte del peccato. “Il giorno di Pasqua è l’incontro col Risorto vivo che viene in mezzo a noi e ci raduna per vivere la Sua presenza.” Il Vangelo di S. Giovanni ci presenta l’incontro di Maria di Magdala col sepolcro vuoto. Era andata di buon mattino al sepolcro, pensava di purificare con l’unzione il corpo del Signore, ma non trova nessuno, tutti sono fuggiti, i soldati posti a guardia del sepolcro non ci sono più e vedendo la pietra che chiudeva la tomba di Gesù a terra è presa dallo spavento e corre dai discepoli a portare la notizia. Si sono avverate le parole del salmo(16) “Non lascerò che il mio Santo veda la corruzione”. Gesù non poteva rimanere con la morte, egli è la potenza che è vita e la dona per l’eternità. Gesù dice a tutti noi : “Sono risorto e ora sono sempre con te.” Non c’è nessuna notte nella quale egli non può essere con noi, in ogni momento sentiremo la sua presenza. Il Vangelo ci dice che Maria tornando dai discepoli porta l’annuncio: “Hanno portato via il corpo di Gesù dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno portato.” Pietro e Giovanni corrono al sepolcro, Pietro entra, vede i teli e il sudario, “ Vide e Credette.” Cristo è risorto e il masso caduto a terra è diventata la porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e attraverso la quale volgiamo lo sguardo verso di Lui. Il muro della morte e le potenze della morte sono cadute, sono infrante; Cristo entra e attraverso l’Eucarestia noi possiamo entrare con Lui nel suo Paradiso, nel mondo dell’amore eterno che ha vinto la morte. Un padre della Chiesa Gregorio di Nissa ricordando la teofania sul Monte ripete le parole che Mosè aveva rivolto a Dio: “Vorrei vederti.” Ma Dio gli risponde: “Non potrai vedere il mio volto e rimanere vivo, vedrai le mie spalle.” Mosè seguirà sempre il suo Dio stando dietro a Lui. Cosa significa per noi questo dialogo. Gesù Risorto chiede anche a noi di seguirlo, di guardare a Lui nel nostro cammino, di guardare e comprendere il suo Mistero di amore stando sempre accanto a Lui, procedendo nella vita dove egli ci conduce.

OMELIA_3 Aprile 2021

NOTTE PASQUALE “ LA VEGLIA”
In questa notte la liturgia ci presenta una ricchezza di segni per esprimere come, da questa notte, sia scaturita la nostra vita in Cristo. 1) L’accensione del cero pasquale che indica la luce di Cristo che illumina con la sua risurrezione le tenebre della notte e della morte.2) L’acclamazione “la luce di Cristo” con la sua risposta “Rendiamo grazie a Dio” indica la nostra adesione profonda a Gesù luce del mondo e come la nostra vita sia trasformata in Lui. 3) Rinnoveremo le promesse battesimali, sono all’inizio della nostra vita in Cristo e comprendiamo che siamo stati rigenerati dall’acqua e dallo Spirito. “Il Signore gioisce nelle sue opere.” La lettura del libro della Genesi ci fa comprendere il grande disegno di amore di Dio sul creato. Papa Francesco ci sollecita a fare un uso responsabile delle cose create perché la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. La Pasqua richiama la risurrezione di Gesù : “Cristo è risorto, è veramente risorto e noi risorgeremo con Lui:” Il salmo(118) ci invita a gioire nel Signore che ci ha donato la salvezza: “Questo è il giorno fatto dal Signore rallegriamoci ed esultiamo in esso.” Abbiamo ascoltato nella liturgia della Parola che il Signore chiede ad Abramo il sacrificio del figlio Isacco e come quando tutto è pronto per il sacrificio, l’Agnello di Dio ferma la mano di Abramo. Egli è Padre del popolo di Dio, ma per noi simboleggia la fede. Molte volte anche noi, nel momento della prova, abbiamo chiesto a Dio: “aumenta la nostra fede”, possiamo anche noi essere sostenuti dalla fede che aveva Abramo se doniamo la nostra vita a Dio senza paura, sarà lui la nostra salvezza e la nostra gioia. Papa Francesco ci dice che: “col cuore si crede” queste sono le parole dell’Apostolo S. Paolo ai Romani, “la fede trasforma la persona intera in quanto essa si apre all’amore e l’amore porta alla luce di Dio”. Il Vangelo di S. Marco ci indica come le donne Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome avevano comprato degli aromi ed erano andate al Sepolcro il primo giorno dopo il sabato. Queste donne venute da lontano hanno ricevuto la grazia di un lungo servizio nei confronti del Signore. Sono loro che per prime vedono il sepolcro vuoto, sono loro che vedono “un giovane vestito di una veste bianca” e ricevono il comando di andare ad annunciare quel Vangelo di grazia e di salvezza agli apostoli. Sono loro dopo essere entrate nella tomba le testimoni della risurrezione di Gesù e hanno le indicazioni di dove potranno trovare il Maestro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete come vi ha detto.” L’Angelo interpreta e sigilla il loro itinerario, le donne cercano il corpo di Gesù per ungerlo con aromi, ma ascoltano l’annuncio della Pasqua: “Non è qui, Gesù è risorto, ecco il luogo dove l’avevano posto.” Questa sera pasquale realizza ciò che ha detto l’Angelo “qui vedrete il Signore” è nell’Eucarestia che vedremo il Signore Risorto e anche noi potremo essere i testimoni dell’amore di Dio. Preghiamo perché possiamo vivere e donare l’annuncio della salvezza di Dio a tutti gli uomini.

OMELIA_2 Aprile 2021

VENERDI’ SANTO _ PASSIONE DEL SIGNORE
“Gesù uscì con i suoi discepoli ( dal cenacolo dove aveva celebrato l’eucarestia) e andò di là dal torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli.” Se guardiamo con attenzione il torrente, è quasi una linea che segna l’irreversibilità di una storia salvifica che sta per compiersi. “Giuda dunque vi andò” con un gruppetto di guardie con lanterne, fiaccole e armi.” Ha inizio il percorso, che abbiamo ascoltato nella lettura del Vangelo di S. Giovanni, degli avvenimenti che accadranno nella notte del Giovedì e nella giornata del Venerdì Santo. Gesù è consapevole che il male avvolge la storia degli uomini con aggressioni e brutalità e la reazione di Pietro che taglia un orecchio a un servo ne è un esempio. Gesù dice a Pietro che è venuto per fare la volontà del Padre e compiere la missione di salvezza che il Padre gli ha affidato. Gesù dona il Suo Amore, il Suo Sangue, si consegna ai soldati per amore degli uomini. Seguiamo questa liturgia con silenzio e attenzione per andare con Gesù verso il Calvario. Stiamo accanto a Maria presso la croce di Gesù, perché il Signore ci veda, perché diventiamo anche noi discepoli amati da Gesù, perché sia detto anche a noi questa parola: “Ecco tua madre.” Dopo questo, Gesù donò la vita al Padre e il discepolo prese Maria “con sé.” Teniamo sempre accanto a noi Maria la madre di Gesù.

OMELIA _ 1 aprile 2021

GIOVEDI’ SANTO Questa sera il Signore ci ha convocato per rivivere la sua ultima cena con gli apostoli e all’interno del rito che ricorda la salvezza operata da Dio per il suo popolo, ha donato l’eucarestia agli Apostoli e alla Chiesa. Ci dia il Signore la grazia, a tutti noi qui riuniti, di perseverare nella fede e nell’amore fino al termine dei nostri giorni e trasmettere il suo amore a coloro che ritroveremo nelle nostre case. Seguendo il Vangelo di S. Giovanni dirò qualche parola per noi: “Sapendo Gesù che era venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.” Gesù è consapevole che per arrivare al Padre occorre un passaggio, è l’ora che sta vivendo, è necessaria per essere co Padre Celeste. Gesù attua verso i suoi un atto di amore che arriva fino all’estrema consumazione della sua vita. I gesti che abbiamo visto e ascoltato nel Vangelo sono in continuità con la volontà del dono espresso da Gesù, la lavanda dei piedi e l’Eucarestia. Gesù ha lavato i piedi ai discepoli e allora anche noi dobbiamo lavarceli gli uni agli altri. Ciascuno di noi si dovrebbe porre ai piedi dell’altro e divenire in concreto il servo del fratello. Il gesto del servizio vuole esprimere un amore, ma anche un dono, il dono della nostra disponibilità verso il fratello, esprime la continuità dell’azione salvifica di Gesù per tutta l’umanità. Sapendo che siamo chiamati ad amare e amare fino in fondo, non dobbiamo rinviare al domani ciò che si può fare nell’oggi di Dio; chiediamo di compiere i nostri servizi come segno non solo di un amore medioevale dell’uno verso l’altro, ma come segno efficace dell’attualizzarsi del mistero di Dio verso gli uomini. Il racconto della lavanda dei piedi evidenzia l’azione che il Signore ha fatto per tutta la sua vita, chinarsi verso gli uomini dimostrando che il suo essere è Umiltà. Con il suo corpo ci ha lavato nella Sua sofferenza, ci ha purificati dalla nostra superbia e dal nostro egoismo, rendendoci capaci di accedere al convito dell’amore di Dio. “Vi ho dato l’esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.” L’amore può sussistere solo in una grande Umiltà essa è il vero terreno senza il quale non è possibile vivere il nostro essere cristiani. Non possiamo dimenticare che siamo creature di Dio e che solo nel servizio possiamo esistere e rendere il modo migliore.

OMELIA_21 Marzo 2021

V DOMENICA DI QUARESIMA

Il brano del Vangelo che oggi abbiamo letto segue il brano dell’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme che leggeremo domenica prossima “Domenica delle Palme”. A Gerusalemme in occasione della Pasqua vi è tantissima folla e tra queste persone troviamo “alcuni greci” non giudei, guadagnati al monoteismo e in una certa misura alle osservanze mosaiche. S. Luca negli Atti degli Apostoli li chiama “i timorati di Dio”. Sono loro che avvicinando Filippo chiedono: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. È una richiesta spirituale che viene dal profondo del cuore, Filippo lo dice ad Andrea e vanno a dirlo a Gesù. A loro e ai discepoli il Signore parla e svela della gloria del Figlio dell’uomo, una gloria che attraversa il momento della passione e della morte ormai imminente. Per rivelare tutto questo Gesù ricorre all’immagine “del chicco di grano” che se non cade e muore non può portare frutto, questa è la logica dell’amore. Ascoltare Gesù significa accoglierlo, credere in Lui significa “accoglierlo nella fedeltà”. Gesù entrando nel mondo ha “spogliato se stesso assumendo forma umana” come ci dice S. Paolo, Dio viene nel mondo per donare la salvezza agli uomini. “se uno mi vuole servire mi segua e dove sarò io sarà anche il mio servo”. Gesù è il Dio paziente che affronta la sua ora con amore e donazione totale al Padre. Ed ecco la Voce del Padre che glorifica il nome di Dio nel Figlio “l’ho glorificato e lo glorificherò ancora”. Vi sono anche nella nostra giornata momenti difficili, non dobbiamo entrare nella tentazione e abbandonare il Signore, rifugiamoci nel nostro cuore nei più santi sentimenti e nel nostro sapere migliore, affrontiamo accanto a Gesù il “buon combattimento della fede” come ci suggerisce S. Pietro, per essere sempre “attirati accanto al Signore”. Il discepolo del maestro non può dimenticare la gioia di vivere del Vangelo, non dobbiamo dimenticare la croce unica via di salvezza. “Morendo” a noi stessi noi viviamo per gli altri e si dà inizio a una nuova vita. La vera morte, allora, non è in chi muore a questo mondo, ma nel cuore di coloro che sono continuamente ricurvi su se stessi e che per egoismo escludono gli altri. Chiediamo anche noi “Vogliamo vedere Gesù”; sia il Signore ad accompagnarci a vivere la prossima domenica delle Palme e la settimana Santa che precede la Pasqua. Solo guardando a Gesù possiamo ritrovare la forza, il coraggio e abbandonarci alla volontà del Padre Celeste; impariamo da Gesù ad essere disposti ad amare sapendo che vi è più gioia nel dare che nel ricevere. Il profeta Geremia ci dice che questo sarà possibile perché Dio ha posto la sua legge dentro di noi, è scritta nel nostro cuore.

Omelia _ 14 marzo 2021

IV DOMENICA DI QUARESIMA
Ci inoltriamo a vivere sempre con maggior impegno il periodo quaresimale e la liturgia di questa domenica ci porta a contemplare “la redenzione del genere umano operata dal Signore nella sua Pasqua”. La prima lettura tratta dal libro delle Cronache ci indica il cammino di misericordia di Dio verso il popolo di Giuda. Il peccato ha allontanato questo popolo da Dio, non hanno ascoltato i profeti, hanno disprezzato le parole del Signore abbandonando il Dio della salvezza. La deportazione a Babilonia sarà la nuova condizione di vita, ma Dio non dimentica le promesse di salvezza che vengono realizzate da Ciro re di Persia. “Il Signore, dice il re, mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, chiunque appartenga al popolo di Dio sia con Lui”. La schiavitù è terminata, inizia un percorso nuovo di salvezza e riportando le parole di S: Paolo si può dire che: “per grazia siamo salvati”. Il popolo che si era allontanato da Dio ha visto la propria salvezza, l’amore di Dio è più forte del peccato degli uomini, l’amore di Dio è la vita di Israele. L’antifona di ingresso riprendendo le parole del Profeta Isaia ci ha detto: “Rallegrati Gerusalemme e voi tutti che l’amate radunatevi, sfavillate con essa voi tutti che eravate nel lutto” il motivo di tanta gioia è che il Dio della consolazione è con noi. Il Vangelo di S. Giovanni ci riporta il dialogo tra Gesù e Nicodemo, egli era membro del Gran Consiglio e di notte si reca da Gesù per comprendere non solo il messaggio ma anche il motivo della sua presenza a Gerusalemme. Nicodemo conosce che Gesù è un maestro, venuto da Dio e che in Lui vi è la presenza di Dio. Egli è dubbioso su come può riuscire a vedere il Regno di Dio. A questo interrogativo Gesù replica: “se uno non nasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio”. Nicodemo risponde: “come può un uomo rinascere quando è già vecchio?” Gesù gli dice: “se uno non nasce dall’acqua e dallo Spirito non può entrare nel Regno di Dio”. Nicodemo comprende che è necessaria una nuova generazione, iniziare una nuova esistenza donata solo da Dio attraverso lo Spirito Santo. Questa nuova esistenza viene descritta nel libro di Samuele quando Samuele dice a Saul: “Lo Spirito del Signore ti investirà e tu entrerai nella condizione di posseduto dallo Spirito e sarai trasformato in un altro uomo”. Continuando il dialogo con Nicodemo Gesù gli dice che “il figlio dell’uomo deve essere innalzato” ma “chiunque crede avrà in Lui e per Lui la vita eterna”. Noi troveremo ancora Nicodemo andare con Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, da Pilato per chiedere il corpo di Gesù e porlo nel sepolcro. Nicodemo ha non solo visto, ma è rinato come figlio del Regno e ha custodito il corpo di Gesù per portarlo al sepolcro.

Omelia_7 Marzo 2021

III DOMENICA DI QUARESIMA

La quaresima ci presenta nella liturgia il percorso dell’incontro con Dio e la preghiera della Colletta ci dona la capacità di comprendere il dialogo tra il fedele e Dio. Nel dialogo si presenta Dio come Colui che è la “fonte di misericordia e di ogni bene”, nella cui bontà ci ha proposto un cammino fatto di penitenza, preghiera, di carità fraterna. Seguendo questo itinerario siamo consapevoli di trovare il Signore e avere da Lui il perdono e l’amore come un padre premuroso. La quaresima che viviamo ci fa comprendere che la cosa più importante è Dio e che possiamo dire rivolgendoci a Lui: “Fa’ di me quello che vuoi, solo concedimi di amarti pienamente”. La prima lettura tratta dal libro dell’Esodo ci presenta “Le parole pronunciate da Dio e donate a Mosè sul monte Sinai.” In esse vi si trova la strada da percorrere per il rapporto uomo-Dio, ma anche per la relazione tra uomo e uomo. I “Comandamenti” non sono il “ giogo” pesante che Dio ha posto sulla persona, ma le vie che conducono a Dio. Il libro del Deuteronomio ci dice: “Vedi io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, e di osservare i suoi comandamenti”. L’opera di Dio avrà pienamente conseguito il suo intento quando la legge scritta su tavole di pietra, sarà scritta nel cuore di tutti come ci ripete il profeta Geremia. Nel Vangelo di S. Giovanni troviamo Gesù a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua ebraica, con Lui vi sono anche i discepoli. Avvicinandosi al recinto che circondava il tempio si imbatte in uno spettacolo inatteso. Vi erano venditori di buoi, di pecore, di colombe che offrivano ai pellegrini gli animali per il sacrificio a Dio. Trova i tavoli dei cambiavalute perché non si potevano offrire le monete dei pagani al tempio di Dio. Gesù al vedere tutto questo è pieno di indignazione “gettò a terra il denaro dei cambiavalute e rovesciò i banchi dei venditori di colombe dicendo: “non fate della casa del padre un mercato”. E a coloro che chiedevano un segno che giustificasse il suo agire Gesù risponde: “Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere”. S. Giovanni ci dice che parlava del tempio del suo corpo. S. Agostino nel commento al Vangelo di Giovanni ci dice: “ Ogni cristiano sia divorato dallo zelo per la casa di Dio, per quella casa di cui egli fa parte. Nessuna è tanto casa tua quanto quella dove tu trovi la salute eterna. Nella tua casa tu entri per riposarti dalla fatica di ogni giorno; nella casa di Dio entri per trovare il riposo eterno”. In questa quaresima benediciamo il Signore, “conserviamoci nell’umiltà del cuore e riponiamo nel Signore la nostra gioia, Lui solo sia il desiderato, che amò ognuno di noi per farci belli”

Omelia_28 febbraio 2021

SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA

La liturgia del periodo quaresimale ci viene in aiuto per sostenere il nostro cammino accanto al Signore, e la preghiera che sale a Dio nella Colletta è la richiesta di “renderci saldi nella fede” perché seguendo le orme di Gesù possiamo essere: “trasfigurati nello splendore della tua luce”. Ascoltando la prima lettura tratta dal libro della Genesi troviamo la prova di Abramo, sappiamo che Egli si è posto in cammino dopo aver ascoltato la Parola di Dio, è partito per una nuova terra, ha accolto la promessa di un erede che sarebbe nato, ma quando il figlio della Promessa diventa giovanetto Dio chiede il sacrificio di Isacco sul monte Moria. La lettera agli Ebrei ci dona un aspetto essenziale sulla fede di Abramo. “Per fede Abramo messo alla prova offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del quale era stato detto: in Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome”. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: “per questo lo riebbe e fu come un simbolo”. In rapporto alla fede sorge una nuova solidità, una nuova affidabilità che solo Dio può donare. Se poggiamo su Dio la nostra vita si rinsalda perché di Dio viviamo, i nostri rapporti saranno illuminati dal suo amore e saremo capaci di rendere presente Dio tra noi. Il Vangelo di S. Marco ci presenta la trasfigurazione di Gesù davanti agli Apostoli Pietro, Giacomo, Giovanni. Accanto a Gesù appaiono Mosè il legislatore ed Elia quello che tra i profeti fu portato in cielo su un carro di fuoco. S. Marco ci dice che Mosè ed Elia “conversavano con Gesù” mentre S. Luca svela la conversazione “parlavano della sua fine, che Egli avrebbe dovuto compiere a Gerusalemme”. La trasfigurazione è proiettata verso il mistero salvifico di Gesù nel dono della vita. Pietro assistendo alla trasfigurazione chiede a Gesù “ è bello essere qui, facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. La nube che viene dal cielo copre con la sua ombra ogni cosa e gli apostoli sentono la voce del Padre che ripete: “Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo”. Negli apostoli la rivelazione del mistero di Dio rimarrà sempre nel loro cuore e continueranno la strada accanto a Gesù. La trasfigurazione è il segno della futura risurrezione di Gesù, pegno anche della nostra risurrezione, essere redenti significa infatti aver parte alla vita di Gesù.

Omelia_21 Febbraio 2021

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA – S. PIER DAMIANI

La quaresima iniziata col mercoledì delle ceneri vuole essere come “il segnale” radio che si sentiva nei comunicati radiofonici per una persona che a volte dimentica ciò che più conta nella vita. Vuole essere un richiamo all’essenziale, a Dio. “Appena squillerà la tromba ascoltala” dice il profeta Isaia, e il Ps.95.7-8 ripete: “Se ascoltaste oggi la voce del Signore non indurite il cuore”. L’espressione quaresima richiama i giorni di penitenza del Signore nel deserto, ma anche “la gioia di quaranta giorni” ed entrare nello straordinario avvenimento della storia di Dio con l’uomo. È togliere il proprio io e tornare al noi, correggere la nostra impostazione mentale e assumere la forma del noi della Chiesa. Ricordiamo le parole di Gesù: “Quando digiuni, non diventare malinconico, ma profumati la testa” e ricordiamo le parole di S. Benedetto: “Con grande gioia dello spirito aspettiamo la Santa Pasqua”. La quaresima come tempo del solo digiuno non basta, si potrebbe dire “Tempo pasquale di penitenza” aderendo al mistero pasquale del Signore che entra con forza nella vita. La quaresima è accogliere ogni momento della vita e presentarla a Dio come una offerta per la nostra redenzione. Non abbandoniamo l’amore che ci dona, perché può rendere una festa anche il digiuno, non abbandoniamo le rinunce attraverso le quali ci caliamo e tocchiamo le tribolazioni del mondo, rimaniamo con le braccia aperte davanti al Padre. In questa prima domenica troviamo nella prima parte Gesù “sospinto” dallo Spirito Santo nel deserto. Nel deserto Gesù è messo alla prova, non come il popolo di Israele, ma da Satana, dall’avversario di Dio. S. Marco non ci parla delle tentazioni del Signore, ma fa comprendere che accanto a Gesù vi è sempre la presenza dello Spirito Santo “il Consolatore”. Quando il Battista fu arrestato Gesù venne in Galilea e “cominciò a proclamare la Buona Novella di Dio”. S. Marco riassume così il messaggio “Il tempo è compiuto” ormai non si può più tornare indietro. “Convertitevi”, “Credete al Vangelo” non si può più andare come se non fosse accaduto niente, bisogna cambiare il modo di pensare e agire. “Si deve credere a questa Buona Novella”. La Buona Notizia può cambiare tutto. Dio si sta introducendo nella vita di ognuno con la sua forza di salvezza, bisogna fare spazio a Dio nel nostro cuore, nella nostra mente. Quando recitiamo il “Padre Nostro” diciamo al Signore che “Venga il suo Regno” ma per far realizzare il Regno ognuno deve rovesciare l’orientamento delle cose a Dio, affidarsi al Signore e lasciare spazio allo Spirito Santo. In occasione della memoria di S. Pier Damiani ascoltiamo le sue parole: “Mi rifugio nel segreto del mio spirito: non chiedo, né aspetto la benevolenza e il favore di alcun mortale….mi affido unicamente alla verace testimonianza della mia coscienza”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14 febbraio 2021 _ Omelia

VI DOMENICA DEL T.O.

La preghiera che introduce la liturgia della Parola ricorda al fedele la promessa di Dio: abitare in coloro che lo amano con cuore retto e sincero. Il cammino del cristiano passa “per la confessione di un Dio che si prende cura di lui e che sempre è possibile trovare”. Dio è luminoso e può sempre essere trovato, amato da coloro che lo cercano “perché diventi in essi stabile dimora”. Questa ricerca l’abbiamo vista nei Magi che guidati dalla stella si sono recati a Betlemme. “Per loro la luce di Dio si è mostrata come cammino, come stella che guida lungo la strada di scoperte”. La prima lettura tratta dal Libro del Levitico ci illustra le modalità che la comunità deve tenere con un lebbroso: sarà condotto dal sacerdote, porterà vesti strappate, il capo coperto velato fino al labbro superiore, andrà gridando impuro impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento. La situazione dell’uomo ammalato è da considerarsi come una persona che ha perso tutti i diritti, non ha più una comunità di appartenenza, non può accostarsi alla preghiera, non ha più una famiglia. È un isolato accanto a persone che lo disprezzano. Leggendo il testamento di S. Francesco troviamo gli inizi della sua conversione: “Il signore diede a me, frate Francesco, la grazia di cominciare a fare penitenza. Infatti quando ero nei peccati, troppo amaro mi sembrava vedere i lebbrosi, ma il Signore mi condusse da loro e usai misericordia con essi”.  Tutta la vita francescana è una conversione continua al Dio vivente, questo atto può avere un inizio “il bacio al lebbroso” e avere un seguito “uscire dal secolo”. Guardando al Vangelo di S. Marco, comprendiamo che l’episodio non può essere avvenuto nella cittadina di Cafarnao, ma la guarigione del lebbroso avviene all’aperto. Il lebbroso è in ginocchio e ad alta voce dice: “se vuoi puoi purificarmi”. Gesù ebbe una forte commozione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio sii purificato”. Il “toccare” rompe l’isolamento di quella persona e ristabilisce i contatti sociali. Il Vangelo ci dice che Gesù chiede a colui che era lebbroso di “andare a mostrarsi al sacerdote” e “fare l’offerta a Dio per la guarigione avvenuta, ma anche di non dire niente a nessuno”. Mentre si reca dai Sacerdoti a Gerusalemme il lebbroso guarito dirà, a chiunque voglia ascoltarlo, cosa gli era successo e chi lo aveva guarito. L’episodio raccontato da S. Marco ci mostra come ognuno di noi ha bisogno dell’aiuto di Gesù per essere guarito dai nostri peccati e dalle colpe che ci allontanano da Dio. Dobbiamo chiedere al Signore il permesso di donare, di poterci donare fino in fondo a Lui che si è donato completamente a noi. Manteniamo nel cuore la gioia del lebbroso guarito.