GIORNATA DELLA PAROLA

Domenica 24 gennaio 2021 la Chiesa italiana, facendo proprie le parole di Papa Francesco, celebra la “Giornata della parola di DIO”. Noi ascoltiamo nella liturgia la parola di Dio, la leggiamo e la meditiamo nelle nostre case. Essa ci tocca nel nostro intimo come membri del popolo di Dio, che vogliono restare in continuità di tradizione con coloro che per primi hanno ascoltato la Parola.

L’ora di ascolto proposta in S. MICHELE dalle ore 15 alle ore 16 (del 24/01) può essere uno strumento per nutrire la nostra anima e arrivare alla famigliarità con la Scrittura come si augura il Concilio Vaticano II nella “Dei Verbum”. Non esiste un limite nella via dell’ascolto e ciascuno fa le proprie esperienze guidato dallo Spirito Santo.

Mons. Elvio Chiari

Scheda Giornata della Parola

10 Gennaio 2021 _ Omelia

BATTESIMO DI GESU’

La prima lettura è tratta dal Profeta Isaia che sollecita Israele “ a partecipare ai beni della Nuova Alleanza” preparati da Dio. Venite all’acqua, Venite, comprate e mangiate, Venite comprate senza denaro. Il fine dell’andare per conoscere il Signore è “convertirsi finchè c’è ancora tempo”. Dio, dice il profeta, manderà la sua Parola e non farà ritorno a Lui se non dopo “aver operato ciò che desidero” “senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. La Parola mandata sulla terra è Gesù che porterà la salvezza agli uomini. Il Vangelo di S.Marco nella sua prima parte ci riporta le parole di Giovanni rivolte alle genti che affluivano verso di Lui. “Viene dopo di me uno più forte di me”. “Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà nello Spirito”. Il battesimo di Giovanni non era un atto da ripetersi nel tempo, rappresentava una radicale “conversione”, un ritorno alle antiche esigenze del patto di Alleanza, era un ritorno al Sinai. Nella seconda parte S.Marco ci dice: “Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni”. Gesù non capita al Giordano per caso, non è mescolato nella folla, va al Giordano per essere battezzato, il discender di Gesù nelle acque del Giordano è il segno, il simbolo, la profezia della sua totale disponibilità alla volontà del Padre Celeste. Gesù entra nelle acque ed esce, vede squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere su di Lui come colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio l’amato, in te ho posto il mio compiacimento”. Il battesimo nel Giordano è stato l’inizio della missione di Gesù e la proclamazione della sua missione da parte del Padre. Al Giordano si compie un incontro “infinito” viene aperta la pienezza del Padre che si effonde nel cuore umano di Gesù. Il Padre è “ sempre in Lui come Egli è nel Padre”. Lo Spirito è sempre in Lui e viene su di Lui così come egli un giorno lo manderà sopra i suoi dal Padre. Dopo il battesimo S. Marco ci dice che “lo Spirito getta Gesù nel deserto”, nella solitudine lontano dai suoi, là dove non vi sono che il Padre e Lui e mostrando il carattere selvaggio della solitudine S. Marco ci dice che Gesù “stava con le fiere”.

Orario Apertura

I volontari saranno presenti e disponibili una settimana la mattina e una settimana il pomeriggio:

Il riparte la mattina dalle 9 alle 11,30 a partire dal 12 gennaio proseguirà la settimana dopo (19 gennaio) dalle 15,30 alle 18 è cosi per i futuri martedì;

La distribuzione abiti riparte la mattina dalle 9 alle 11,30 a partire dal 15 gennaio proseguirà la settimana dopo (22 gennaio) dalle 15,30 alle 18 è cosi per i futuri venerdì;

Via Emiliani (la porta prima del civico n. 54) – Fognano

6 gennaio 2021 _ Omelia

EPIFANIA DEL SIGNORE  –  GIORNATA DELL’INFANZIA MISSIONARIA

Oggi la Chiesa d’Occidente nel giorno dell’Epifania celebra la rivelazione del Dio bambino alle genti, ma una antichissima tradizione vuole che si ricordi altri due avvenimenti epifanici del Signore: il battesimo nel fiume Giordano, nel quale il Padre riconosce in Gesù il suo Figlio e le nozze di Cana “il primo miracolo di Gesù”, l’acqua mutata in vino. Il Vangelo dell’Epifania ci presenta due stili di vita: il primo è quello di Erode che, attaccato ai beni materiali non desidera nulla dalla vita, ma teme di perdere solamente il potere che possiede. Davanti alla novità di Gesù non si pone alla ricerca, non contempla la stella anche se essa aveva perso il suo splendore su Gerusalemme. Manda avanti i Magi “Andate e informatemi”; egli non si pone in cammino per conoscere la luce e la verità, è solo pieno di turbamenti e alle parole dei Magi “restò turbato” come gli abitanti della città. Il secondo stile, quello dei Magi: si pongono in cammino seguendo “ la stella”, questa via è lunga : i Magi hanno percorso molta strada, sono venuti da oriente fino a Gerusalemme, hanno la forza di camminare perché sanno che la via del desiderio di vedere il re dei Giudei porta alla gioia. I Magi vengono nella città “del grande Re”(Ps. 48,3) e interrogano il popolo che è depositario della Parola  di Dio, trovano  una risposta nel profeta Michea “E tu Betlemme terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città di Giuda, da te uscirà un capo che sarà il pastore di Israele”. Se guardiamo bene i Magi si sono spostati da un paese lontano, non è stata una parola detta o scritta a porli in movimento, ma hanno visto un grande segno, un astro apparso nel cielo è stato dato a questi scrutatori del cielo. “Questa è pura opera di Dio”. La Sua iniziativa verso i Magi è anche su ogni uomo che vuole iniziare un itinerario verso di Lui. S. Ignazio di Antiochia ci dice che se la prima iniziativa è di Dio, noi però dobbiamo desiderare di essere persone che vogliono percorrere il cammino che Dio ci indica. Noi dobbiamo desiderare Dio. “Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia”. Quando noi possiamo avere questa gioia? Avremo la gioia se sapremo attendere il compimento del disegno di Dio su di noi. Con i Magi entriamo anche noi nella “Casa di Dio”, troveremo la Sacra famiglia e vedremo Dio, il bimbo pieno di luce, offrendo noi stessi lo adoreremo.

Qualche volta guardate all’opera del Palmezzano riguardo all’adorazione dei Magi, troverete grande piacere e devozione.

3 gennaio 2021 _ Omelia

II DOMENICA DOPO NATALE  –  SANTISSIMO NOME DI GESU’

In stretta continuità con la riflessione e la preghiera che abbiamo fatto durante la messa del Giorno di Natale, oggi ascolteremo le Scritture che continuano a guidarci nell’approfondimento del Grande Mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, non come realtà astratta, ma come una persona “il Signore Gesù”. Potremo chiederci: “Chi è Gesù?”. Lui è l’Incarnazione, Lui è la Redenzione, Lui è l’Eternità, Lui è tutta la storia degli uomini, Lui è Colui che prima che il mondo fosse era nel seno del padre. Oggi la liturgia ci farà penetrare nel mistero personale del Signore Gesù. La prima lettura tratta dal Siracide è un elogio che la Sapienza di Dio tesse su se stessa: “La Sapienza loda se stessa ……nell’assemblea apre la bocca” “si glorifica in mezzo al suo popolo” “Uscii dalla bocca di Dio e come nube copersi la terra”. La Sapienza, se usiamo l’immagine della Scrittura è l’alito di Dio che scaturisce dal suo intimo e si effonde su tutto il creato. Non avrebbe bisogno di nulla perché le sue radici sono nell’eternità, eppure sente il bisogno di “trovare riposo” fra gli uomini e si è “posata nella città prediletta” che è Gerusalemme. Il testo del Vangelo è tratto dal prologo di San Giovanni che abbiamo ascoltato nel giorno Natalizio: “La luce veniva nel mondo il Verbo era nel mondo e il mondo fu creato per mezzo di Lui, ma il mondo non lo conobbe. Venne in casa propria”. L’Evangelista ci dice che Gesù verbo del Padre ha fatto della sua carne la sua casa, in questa tenda umana trova il suo riposo. Anche se il mondo non lo ha riconosciuto il mondo diventa la sua casa. “Ma a quanti l’accolsero ha dato il potere di diventare figli di Dio”. In Gesù noi possiamo diventare figli di Dio e ritornare con Lui nel seno del Padre. E’ bello pensare che noi col nostro spirito e il nostro corpo, nel giorno della risurrezione troveremo riposo accanto al Padre col Figlio che ci ha redenti. S. Teresina si comunicava per far piacere al Signore perché cedeva al desiderio di Gesù di entrare in lei e con lei trovare una casa per il riposo tra i fratelli. Gesù cerca il suo riposo in noi. Questo è il grande dono di Dio che si deve sempre comprendere. Noi siamo la casa di Dio.

1 gennaio 2021 _ Omelia

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO  – 54° GIORNATA DELLA PACE

All’inizio di ogni anno siamo abituati a fare un rendiconto dell’anno che è trascorso e ci apriamo alla Speranza con pensieri e propositi per il nuovo anno che inizia. La liturgia ci presenta la figura di Maria, la donna della speranza, la donna del silenzio tutta presa dall’esperienza di diventare Madre del Salvatore, accanto ai pastori che descrivevano la visione e le parole degli Angeli: Essa “custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Maria prima di ogni altra cosa è la donna dell’ascolto, “una volta ascoltata la Parola per il suo stesso dinamismo, si trasforma in risposta e diventa essa stessa parola pronunciata, confessione di fede”. Maria è colei che vive in pienezza la presenza del Figlio all’interno della famiglia, le cose essenziali non fanno rumore, non fa rumore il lavoro di ogni giorno, non si sentono e non fanno rumore le piccole azioni quotidiane, i gesti di bene compiuti che riempiono la vita di una famiglia. Crescono la tenerezza, l’attenzione agli altri, i servizi semplici ma gioiosi, cose che si fanno senza far rumore. Nella casa di Nazaret regna l’amore. Il salmo 98.3 che abbiamo letto nella messa del giorno di Natale ripete: “Tutti i confini della terra hanno visto la salvezza di Dio”. Dio è entrato nella storia dell’uomo, lasciamoci cadere dentro al messaggio di salvezza, lasciamoci pervadere dalla Grazia Natalizia e troveremo come Maria la gioia, la verità, la vita. Nella liturgia si compie un piccolo gesto: nel calice con il vino viene versata una goccia d’acqua. Questa goccia ci lega all’eucarestia, facciamo quello che ha fatto Gesù. Con l’acqua è come se tornassimo nel Cenacolo, Essa rappresenta il fatto che l’uomo e Dio diventano una cosa sola con Gesù. Essa è anche una indicazione molto concreta: “lasciamoci sprofondare in Dio e nel suo benevolo amore.” Ripetiamo come Maria “Ecco la serva del Signore si faccia di me secondo la Tua Parola”. Il titolo della festa odierna è “Maria e Madre di Dio” l’uomo nato da Lei è Dio, e come Madre di Dio ha comunicato la sua natura umana a Lui, il Figlio divino ha comunicato alla Madre più che a qualunque creatura la sua potenza divina. In questo inizio di anno affidiamo a Maria la nostra vita consapevoli di trovare sempre in Lei il rifugio sicuro per la nostra vita.

BUON VIAGGIO … MONS. VITTORIO SANTANDREA

La parrocchia San Michele Arcangelo e San Ruffillo, grata per il servizio reso alla comunità religiosa Brisighellese dal servo Mons. Vittorio Santandrea, nelle sue molteplici attività pastorali: giovanili presso il circolo G. Borsi, assistenziali alle persone ammalate presso la struttura ospedaliera San Bernardo di Brisighella, educative come insegnante alla scuola media G. Ugonia, si unisce alla preghiera della comunità diocesana per l’anima fedele del defunto Don Vittorio.

La preghiera del Rosario recitata in Collegiata oggi 2 gennaio alle ore 17,30 sarà in suffragio dell’anima di Don Vittorio.

Le esequie si celebreranno martedì 5 gennaio alle ore 10 nella Cattedrale di Faenza. La salma sarà tumulata presso il cimitero di Pieve Cesato.