UN CAMPO ALL’INSEGNA DELLA COMUNITÀ

Dal 6 al 10 luglio i gruppi di prima media delle parrocchie di Brisighella e Fognano hanno vissuto alcuni giorni di condivisione, gioco e fraternità nella canonica di San Valentino (sulle colline di Tredozio). Il desiderio era quello di creare occasione per costruire comunità, vivere il nostro stare in parrocchia non come impegno tra gli altri per raggiungere un sacramento, ma come esperienza di appartenenza alla Chiesa, di condivisione della fede  nella gioia e nello stare insieme. Trascorrere alcuni giorni insieme è conoscersi di più e meglio, avere la possibilità di vivere nella pratica il Vangelo che viene annunciato negli incontri e nella Messa: condividere tempo con l’altro per fare esperienza dell’Altro. A guidarci nel cammino l’esperienza della prima comunità cristiana: comunità, riconciliazione, amore fraterno, unità e missione sono state le parole chiave che hanno scandito il nostro itinerario. L’ambientazione del film d’animazione Kung Fu Panda ci ha invece accompagnato nei giochi e nelle varie attività, fornendoci un esempio di impegno, determinazione, vocazione e ricerca del bene. Non sono mancate le passeggiate, tempo privilegiato per conoscersi, scambiare due parole, approfondire legami, sperimentare la fatica per arrivare ad una meta. Durante una di queste il torrente Tramazzo ci ha anche accolto per un tuffo ristoratore e un bel pomeriggio nell’acqua fresca. La preghiera delle Lodi al mattino e quella della Compieta alla sera hanno aperto e chiuso le nostre giornate, dando un respiro ancora più ecclesiale al nostro stare insieme. Grazie alle visite dei parroci, don Elvio e don Mirko, abbiamo anche avuto il dono di poter celebrare il sacramento della Riconciliazione e di vivere la celebrazione dell’Eucarestia, quest’ultima, vissuta con le famiglie dei ragazzi, ha concluso il campo. Volendo tracciare un bilancio, questa prima esperienza estiva insieme è stata sicuramente un’occasione colta positivamente dai ragazzi, occasione anche per alimentare la condivisione e la collaborazione tra queste due parrocchie e trampolino di lancio per la prosecuzione del cammino di catechesi in maniera rinnovata e sempre più esperienziale.     Gli Educatori

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In questa località grondante di storia e spiritualità, hanno  vissuto la loro prima esperienza di campo-estivo gli alunni della prima media che frequentano il catechismo presso le parrocchie di Brisighella e Fognano. L’ampio spazio per le attività ludiche, la canonica attrezzata per l’ospitalità, la chiesa per i momenti di raccoglimento ne fanno un luogo particolarmente adatto per una esperienza di vita comunitaria. I sentieri che conducono a località amene del territorio invitano alle escursioni giornaliere a contatto con acque incontaminate o con  vette che si affacciano su paesaggi di incanto. E il solenne silenzio di questi spazi è stato interrotto solo dal vocio misurato dei bambini e dalle loro giocose risate. Le giornate sono state scandite da ritmi che non hanno concesso spazio alla noia. Il soggiorno è stato particolarmente coinvolgente: vivere l’esperienza del gruppo nel rispetto delle regole e dei ‘compagni di viaggio’, a quell’età, è senza dubbio una delle esperienze più formative che possa essere loro offerta.. Particolarmente atteso il momento della mensa: pasti abbondanti e curati sono stati apprezzati da piccoli e grandi.                    Il team dei cuochi

 

Omelia_18 Luglio _ XVI Domenica del Tempo Ordinario

La preghiera che introduce la liturgia della Parola chiede che “Dio sia propizio verso i suoi fedeli” e possa donare “in abbondanza i tesori della sua grazia” perché “ ardenti di fede, speranza e carità si possano custodire i comandamenti”. Cosa significa che “Dio deve essere propizio? Nella lettera ai Romani S. Paolo dice: “Dio ha esposto Gesù strumento di propiziazione in virtù del proprio sangue” S. Paolo ci indica che Gesù è lo strumento di salvezza che Dio Padre ha donato agli uomini e noi chiedendo che Dio ci salvi, non facciamo altro che chiedere la presenza del Signore nella nostra vita. Nell’evangelista S. Matteo il termine viene usato da Pietro rivolto a Gesù che gli rivelava la sua passione: “Dio te ne scampi, o non ti accada ciò che dici, ma ti doni la salvezza” Pietro non aveva compreso l’opera salvifica di Dio, e come attraverso la croce Gesù doni la vita agli uomini. Il nostro vero tesoro è il Regno di Dio, i tesori sono i doni della Grazia che Dio elargisce ogni giorno. La nostra risposta ad un Dio che è misericordia è l’ardore del cuore che aderisce alla fede, alla speranza e alla carità. Pensando ai brani della scrittura che usano il termine ardere in senso metaforico come possiamo non ricordare i “discepoli di Emmaus”. Il nostro cuore non era “forse ardente dentro di noi” questo era avvenuto per aver ascoltato le parole del Risorto. Anche noi accostiamoci alla liturgia della Santa Messa col cuore pieno di gioia perché stiamo incontrando il Signore. La prima lettura è tratta dal libro del profeta Geremia, Dio annuncia al profeta che sarà: Lui stesso a riunire le pecore disperse di Israele, potranno tornare ai loro pascoli e non dovranno temere perché sarà Dio il buon pastore che custodisce il gregge. Nella seconda parte della lettura vi è la grande promessa del Messia: “ susciterò a Davide un germoglio giusto…..e lo chiameranno con questo nome Signore nostra giustizia”. Le profezie dell’Antico Testamento troveranno compimento i Gesù nato da Maria e Spirito Santo, sarà il Dio con noi, il Lui troveremo la salvezza. Il Vangelo di S. Marco presenta gli apostoli che dopo la loro missione, tornano da Gesù e raccontano “tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato”. È già sera, ma sono ugualmente desiderosi di comunicare come avevano annunciato la buona novella alle persone incontrate lungo la via, come avevano vissuto “il regno di Dio”. Gesù disse loro: “venite in disparte, noi soli, in un luogo deserto e riposatevi un po’”. Le parole di Gesù sollecitano un momento di silenzio, di ascolto e di rinfrancarsi accanto a Dio. Prendono la barca, si dirigono verso un luogo deserto, ma molti intuirono la loro direzione e “da tutte le città accorsero a piedi precedendoli”. Gesù scendendo dalla barca vide “una grande folla, ne ebbe compassione, perché erano come pecore senza pastore”. Gesù mostra la grande misericordia di Dio verso gli uomini e chiede a noi di accostarci al suo gregge, con il nostro cuore vicino ai poveri, ai bisognosi, di avere sempre il cuore aperto verso chi è nella povertà. S. Caterina da Siena diceva che la nostra stanchezza si superava stando con Gesù “Non c’è amore più grande di chi dà la vita per la persona che ama. Oh Spirito Santo vieni nel mio cuore riscaldalo! Infiammalo!”

SAN VALENTINO (Tredozio) – Breve Storia di un posto per attività estive

I 621 metri di altitudine di San Valentino(Tredozio) fanno la differenza e l’afa di Brisighella viene rapidamente dimenticata. Il luogo è ricco di suggestioni spirituali e storiche.  La chiesa, di antiche origini, fondata nel 562 d.C., vantava il titolo di Pieve e alla sua giurisdizione erano state assegnate 21 chiese parrocchiali e vasti territori compresi fra Gamogna, Marradi, Modigliana, Rocca San Casciano e San Benedetto in Alpe.

Nel tempo l’edificio ha subito vari interventi che ne hanno modificato l’impianto originario; al 1863 risale l’ultima ricostruzione nell’attuale sito e al corpo principale è annessa una canonica.

In questo luogo, 77 anni fa, l’arciprete don Luigi Piazza protesse la clandestinità di Silvio Corbari che, tradito, il 18 agosto 1944 fu catturato dai fascisti nella vicina località di Cornio assieme ad Adriano Casadei, Arturo Spazzoli ed Iris Versari che, ferita, si suicidò.

Da Cornio i prigionieri furono portati a Castrocaro dove Corbari e Casadei furono impiccati mentre Spazzoli era stato ucciso durante il trasferimento; i corpi martoriati vennero poi trasferiti a Forli e appesi ai lampioni di piazza Saffi dove rimasero per alcuni giorni.

Il sito è oggi inserito tra i ‘Luoghi della memoria’ della provincia di Forlì e la strada comunale che conduce alla Pieve è stata intitolata al ‘Battaglione Silvio Corbari 1944’.

 

 

Omelia_11 Luglio_ XV Domenica Tempo Ordinario – S. Benedetto Patrono D’Europa

Una parola per conoscere meglio S. Benedetto che S. Paolo VI il 24 ottobre ha dichiarato patrono di tutta l’Europa. Benedetto nacque a Norcia nel 480; educato a Roma fu attratto dalla vita eremitica e si ritirò nella regione di Subiaco, dove si riunirono a lui alcuni discepoli. Da Subiaco passò a Cassino ove fondò il celebre monastero e in quel luogo scrisse la regola per la vita monastica. L’aspetto centrale della Regola è l’ascolto  della Parola del Signore, questo ascolto deve avvenire ogni giorno “chi ha orecchi ascolti ciò che lo spirito dice alle chiese”. Per S. Benedetto “nulla dobbiamo anteporre a Cristo e così egli in compenso ci condurrà alla vita eterna”. La prima lettura è tratta dal Profeta Amos e nella sua prima parte ci parla della predicazione del profeta al Santuario di Betel. (casa di Dio) Il re di Samaria aveva richiesto che in questo santuario, per distogliere dal popolo il culto dell’unico Dio, che era a Gerusalemme, fosse posto un vitello d’oro come già era accaduto nella pianura del Sinai, portando il popolo al peccato e all’idolatria. Amos chiede la conversione e il ritorno all’amore di Dio. Il sacerdote di Betel Amasia chiede ad Amos di allontanarsi dal santuario reale e di ritornare nel paese di Giuda. La risposta di Amos è semplice: “Non ero profeta, né figlio di profeti, ero un pastore, il Signore mi prese e mi disse di profetizzare in Israele”. Amos ci fa conoscere come è avvenuta, come ha avuto origine la sua Missione; è Dio che sceglie la persona, è Dio stesso che invia ad essere profeta nel suo popolo. Tutto parte da Dio, Amos ha ascoltato, ha avuto fede, ha dato inizio alla missione a cui Dio lo manda. La lettera agli Efesini che abbiamo ascoltato ci dice che Dio  “ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi, immacolati di fronte a Lui nella carità, figli adottivi mediante Gesù Cristo”. Per S. Paolo il nostro compito è porci nell’ascolto e nell’adesione obbediente a Dio e fare nuove tutte le cose in Cristo vivendo come Gesù. Ricordiamo “chi crede non è mai solo, perché la fede tende a diffondersi, ad invitare altri alla sua gioia”. “La fede è potenza di Dio” la fede è lo scudo del credente. Il vangelo di S. Marco ci presenta la “missione dei dodici”. Gesù è stato a Nazaret, tra la sua gente e questo segna uno spartiacque nella sua predicazione. Rifiutato “dai nuovi” che si scandalizzavano di Lui, inizia a percorrere i villaggi della Galilea condividendo con i discepoli la sua attività di annuncio del Regno. I discepoli vivono col Signore, lo sentono parlare, condividono la sua giornata, insegna loro a pregare, dona loro il coraggio nel momento dello sconforto, li tranquillizza, li prepara alla persecuzione, li invia a servire la causa del Signore. Quali sono i suggerimenti che dona ai discepoli: non prendere che un bastone, calzare i sandali, portare un mantello, niente altro; devono avere fiducia in Dio senza nessuna sicurezza economica, dipenderanno dalla totale fiducia nella ospitalità locale. “Ed essi partiti proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano i demoni, guarivano gli infermi”. S. Marco ci vuole insegnare che l’Apostolo è l’inviato, non parla da sé, ma trae il suo dire da Gesù, egli è ricolmo di Cristo e la sua vita è del Signore. Questa è la nostra missione.

Omelia_4 Luglio_ XIV Domenica Tempo Ordinario

La nostra comunità parrocchiale nella prima domenica di luglio ringrazia la Beata Vergine delle Grazie che nel 1622 liberò la comunità e il territorio di Brisighella dalla peste. (si celebra il voto) Lo storico Metelli così si esprime: “A poco a poco tornò la quiete e la sicurità negli animi, rimase squallida e deserta la valle e la terra”. Rinnoviamo un ringraziamento alla Vergine Maria, chiedendo la sua protezione per ogni nostra necessità materiale e spirituale. Nella preghiera introduttiva della liturgia della Parola chiediamo a Dio Padre il “dono di una gioia santa perché liberati dalla schiavitù del peccato godiamo la felicità eterna”. In questa preghiera vi è un preciso riferimento escatologico, sta per venire il giudice e si deve rendere conto delle nostre colpe; tante volte il nostro cuore ci accusa di una moltitudine di peccati, il libro dei Proverbi ci dice che “sette volte al giorno cade il giusto”. Ci rimane una sola cosa: la gioia santa che è data da un amore reciproco. “L’amore di Dio copre una moltitudine di peccati”. L’amore è il comandamento nuovo, l’amore è la realtà più grande, l’amore è il precetto riassuntivo di tutta la legge, l’amore è il dono che, posseduto, fa possedere tutto, fa entrare nella eternità della vita. La prima lettera è tratta dal libro del profeta Ezechiele: il profeta vede la gloria di Dio apparire come “fuoco” ed era circondata  “da uno splendore”, si prostra a terra e ascolta la voce di Dio. È come la teofania vissuta da Mosè sul Monte Sinai “ Dio parla”, il profeta ascolta ed è mandato agli Israeliti perché attraverso la conversione del loro cuore possano ritornare a Dio. Il popolo è in schiavitù, solo con l’aiuto di Dio potrà ritornare ad essere libero. Ezechiele sarà la Sentinella di Dio, in mezzo al popolo e parlerà a nome di Dio ad Israele. Grazie all’intervento di Mosè il popolo fu avviato alla terra promessa, grazie ad Ezechiele il popolo si preparerà a rientrare nella città di Gerusalemme e nella terra di Israele. Il Vangelo di San Marco chiude il cielo di miracoli di Gesù nella sua terra natia, Gesù entra nella sinagoga di Nazaret e non solo ascolta la parola di Dio, ma commenta la parola proclamata. Gli abitanti di Nazaret sono stupiti per la sapienza del loro concittadino Gesù e continuano ad interrogarsi sulle origini del Signore. Ai loro occhi non poteva essere il Messia, sapevano chi era e non si sarebbero lasciati impressionare da un modesto carpentiere che si presentava come “maestro”, si vergognano di lui, non gli credono. La riflessione per noi può essere utile se guardiamo e ascoltiamo il pensiero di un filosofo del 1600 Pascal che ha evidenziato i passaggi necessari per riconoscere quel che è veramente grande. 1) Accanto all’ordine della materia sta l’ordine dello spirito, ma il minimo degli spiriti è il più grande del cosmo. 2) Sopra l’ordine dello spirito sta l’ordine dell’amore divino 3) solo se giungiamo alle profondità della piccolezza giungiamo alla profondità divina che si manifesta nella Croce di Gesù. L’assoluta grandezza si riconosce nell’infinitamente piccolo. Gli abitanti di Nazaret non avevano scoperto Dio nella carne umana di Gesù e nella sua vita di ogni giorno con Giuseppe e Maria. Impariamo a discendere nella profondità della realtà, divenendo così capaci di vedere la grandezza di Dio e di parlarne agli altri.

Omelia_ 27 Giugno_ XIII domenica del Tempo Ordinario

GIORNATA PER LA CARITA’ DEL PAPA “OBOLO DI SAN PIETRO”

Ricorre oggi la giornata per la carità del Papa. È l’annuale raccolta delle “Offerte” che avviene nella domenica più vicina alla festa dei SS. Pietro e Paolo. Ognuno è chiamato a contribuire alle necessità del Papa e della Santa Sede. “Dio ama chi dona con gioia” “poco o molto, donare con gioia”. La liturgia di oggi inizia con una affermazione “Dio ci ha resi figli della luce con il suo Spirito di adozione” e continua con una richiesta “fa che restiamo sempre luminosi nello splendore della verità”. I termini luce e verità ci riportano alle parole di Gesù nel vangelo di S. Giovanni “In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini, la luce risplende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”. “Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me…In verità, in verità io vi dico: chi crede in me compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi perché vado al Padre”. Gesù è luce, è la vita per ogni uomo, in Lui troviamo la nostra speranza. La prima lettura tratta dal libro della Sapienza ci illustra l’Agire di Dio nei confronti dell’uomo e della creazione. “Dio non ha fatto la morte e non prova alcuna gioia con la rovina dei viventi”. “Egli ha creato tutto per l’esistenza e le creature del mondo sono sane”, “il regno della morte non ha alcun potere sulla terra”. La Sapienza ci dice che Dio è sempre dalla parte della vita e anche se l’uomo sperimenta la morte fisica è incamminato grazie all’amore di Dio alla comunione profonda con Lui. Dio è amico della vita. Ogni persona che vive nella giustizia entrerà nel riposo di Dio. Il Vangelo di S. Marco illustra l’atteggiamento di Gesù dinanzi al dramma della morte e della sofferenza, ci vengono presentati due racconti, il primo di Giairo capo della sinagoga che si presenta a Gesù dicendo: “Mia figlia sta morendo, vieni a imporre le mani, perché sia salvata e viva”. Il secondo è quello di una donna ammalata che si accosta a Gesù per essere guarita. La donna per la legge ebraica era ritenuta impura ed era esclusa da ogni rapporto umano, la rendeva inabile al culto e non era partecipe alle riunioni della comunità ed era economicamente in rovina.  È una donna sfinita non solo nel fisico a causa della perdita di sangue, ma è ferita anche nella umanità, è una emarginata. L’ultimo tentativo per guarire è toccare anche solo il mantello di Gesù, avvenendo questo “subito si fermò il flusso del sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male”. La donna scoperta dal Signore gli si gettò ai piedi, disse la verità, era giunta alla fede in Gesù e solo allora quella donna sarà guarita. Gesù accetta la fede della donna, forse sbagliata o ancora accennata, accetta questa misera e distorta nostalgia come Via a Lui sulla quale può accadere la salvezza. Anche la nostra fede è solo un faticoso andare a “tentoni” che quasi non vede Gesù com’è, ma si sforza in qualche modo di farsi strada tra la folla, tra tutto quello che ci separa da Lui. La seconda parte del Vangelo è la risurrezione della figlia di Giairo, Gesù risveglia la bambina, ordina che le sia dato da mangiare e la ridona alla sua famiglia. Gesù è il creatore che dona la vita e anche noi accanto a Gesù siamo il sì di Dio più forte della forza del male-

Omelia_20 Giugno_ XII Domenica del Tempo Ordinario

L’orazione che introduce la liturgia della Parola è molto articolata; è formata da una prima affermazione “Dio tutte le creature sono in tuo potere e servono il tuo disegno di salvezza” per poi chiedere al Padre “di rendere salda la fede dei suoi figli, perché nelle tempeste della vita possano scorgere la tua presenza forte e amorevole”. Molte volte abbiamo affermato come dice S. Giovanni nel suo vangelo che credere è ascoltare, e nello stesso tempo vedere. L’ascolto della fede avviene secondo la conoscenza propria dell’amore, è un ascolto personale, che sa distinguere la voce e riconosce Gesù Buon Pastore; è un ascolto che richiede il seguire Gesù come hanno fatto i discepoli. Gesù molte volte ha detto: “Chi crede in me crede in Colui che mi ha mandato; chi vede me vede Colui che mi ha mandato”. Nel Vangelo di S. Marco  Gesù era seduto sulla barca con i discepoli, ma essi sono stati presi dalla paura per la tempesta del vento e delle onde, non hanno saputo credere e vedere la presenza di Gesù che rassicura e consola, ecco che Gesù dirà loro: “Perché avete paura? Non avete fede?”. S. Agostino ci dice che: “credere è toccare con il cuore” e solo quando siamo configurati a Gesù, noi riceviamo occhi adeguati per vederlo. Gesù è presente sulla barca, dormiva, i discepoli non riescono a comprendere che, se anche sono nella tempesta, Gesù è presente accanto a loro e non devono temere. L’inizio del Vangelo di S. Marco presenta il termine di una intensa giornata di Gesù, che sulle rive del lago di Genezaret ha annunciato, attraverso le parabole, l’avvento del Regno di Dio. È Lui stesso che, a sera, chiede ai discepoli “di passare all’altra riva”; la partenza è immediata, ma quando sono sul lago e Gesù riposa, si scatena la tempesta. Gesù è il nuovo Mosè che domina le acque e fa uscire Israele dalla schiavitù del peccato. Gesù è il Signore di tutta la creazione, per mezzo di Lui e in vista di Lui tutte le cose sono state create, Egli è il Signore della natura e della storia. Molte volte nella nostra storia di persone siamo andati incontro a momenti di difficoltà; ora la nostra certezza deve  essere una sola “solo in Gesù vi è la salvezza”. Al termine del brano evangelico, S. Marco ci dice che la tempesta è cessata e il mare si è calmato; i discepoli hanno scoperto che in Gesù c’è qualcosa di più di quanto essi hanno scoperto, non sanno che Gesù si lascia guidare dal Padre Celeste. La domanda che si pongono l’un l’altro è: “Chi è dunque costui che anche il vento e il mare gli obbediscono?”  Giobbe direbbe: “ E’ Dio”. Voglio riportare alcune parole della lettera ai Corinzi: “L’amore di Dio ci possiede”. È l’amore che fa richiedere al Signore di accrescere sempre la nostra fede per essere una sola cosa con Lui.

MERCATINO DELLA SOLIDARIETA’

Camminare fa bene. Che c’è di più bello che farlo in centro a Brisighella? I rumori della vita quotidiana si mescolano ai profumi: lo sbattere di qualche persiana al vento, la risata di un bimbo, il suono delle campane si accompagnano al profumo del pane sfornato, a quello intenso dei fiori del glicine, all’aroma del caffè che esce dai bar. Poi la sorpresa……. La porta del Suffragio, la vecchia san Michele, dimora silenziosa dei caduti delle guerre è aperta. Dentro ben allestito un mercatino…..il mercatino della Caritas interparrocchiale “Madonna del Monticino”. Mani esperte hanno dapprima pulito poi ben sistemato abiti, libri, oggettistica, lavorando alacremente e in sintonia, allestendo uno “spazio mercatino vintage” bello ed accogliente, accattivante. La gente che entra osserva, chiede, compra, si informa sull’iniziativa, del perché. Allora con pazienza viene loro spiegato che in questo modo si intendono finanziare le attività della nostra Caritas, tante già in svolgimento, altre in cantiere, che si intende riciclare da ciò che spontaneamente ci viene donato tutto il materiale ancora valido e dare un aiuto a chi si trova in difficoltà; spiegazioni date con gioia, con passione, che sanno di fatica bella, condivisa, dedicata agli altri. Così le persone comprano e spesso sono generose, danno più del dovuto e se ne vanno contente. Allora, velocemente, altri capi d’abbigliamento vengono aggiunti e sistemati in bella mostra, per attirare. La chiesa molto bella suscita curiosità e ammirazione e si anima di chiacchiere e risate; dalle finestre alte, filtrano raggi di sole che “disegnano” il rosso e vecchio pavimento . Una giovane signora si allontana indossando una giacca primaverile appena acquistata, felice e soddisfatta per l’acquisto, sicura di essere stata utile ad altri meno fortunati.

                                                                     I Volontari Caritas

 

Un Anno di Catechismo 2020-2021

Un anno di catechismo, un anno difficile trascorso tra felici rientri, lunghe pause, incontri online è terminato con il solito e rassicurante: buone vacanze a tutti!!! a settembre!! Ad ogni rientro rinasceva la voglia di fare, di riprendere il dialogo con Gesù, trasmettergli la nostra vicinanza , chiedergli di aiutarci, di starci vicino. A Natale il nostro presepe….Maria, Giuseppe, il Bambinello e due pecorelle…..soli , smarriti erano in attesa dei Re Magi, mai arrivati, fermi alla frontiera, causa pandemia. E poi….la nostra sempre crescente voglia di dialogare con Gesù ci porta a lanciare verso l’alto, con tante “manine aperte”, “postini inviati speciali”, belle colombe bianche che avevano il compito di portare a Gesù pensieri, promesse, preghiere, auguri, invocazioni. Infine la nostra festa finale nel parco sempre silenzioso e bellissimo di villa Ginanni, tutto nostro per un pomeriggio, che si è riempito di risate, canti, richiami, grida di felicità che esprimevano una ritrovata libertà e una gioia infinita nello stare tutti insieme grandi e piccini. Ci siamo divertiti e con un pizzico di malinconia salutati, qualcuno si è dato appuntamento per una nuova esperienza.

Omelia_ 13 Giugno_ XI Domenica Tempo Ordinario – S. Antonio da Padova

La preghiera che introduce la liturgia della Parola è l’invocazione che il fedele rivolge a Dio; cosa esprime: che Dio è fortezza di chi spera il Lui, chiede che ascolti con bontà le invocazioni che gli rivolge, chiede il suo aiuto perché è consapevole della propria debolezza, di soccorrerlo sempre con la sua grazia. “Perché fedeli ai comandamenti possiamo piacerti”. L’ultima espressione è molto bella perché rivela come possiamo piacere a Dio, questo può essere se saremo fedeli alla Sua Parola e alla legge donata a Mosè sul Monte Sinai. Ricordiamo oggi la memoria liturgica di S. Antonio di Padova; il nome ricevuto nel battesimo era Fernando e non era nato a Padova, ma a Lisbona in Portogallo. Raggiunta l’età di quindici anni il giovane prova un desiderio intenso di contemplazione, entra nei Canonici Regolari nel convento di San Vincenzo poco lontano da Lisbona. A venticinque anni Fernando incontra i frati inviati da Francesco di Assisi per la predicazione, lascia l’abito dei Canonici Agostiniani e indossa il saio francescano cambiando il nome da Fernando ad Antonio “uomo tonante”. Il desiderio di Antonio è solo uno: “Donare tutto il sangue al Dio immenso che per noi ha versato tutto il suo”. A ventisette anni troviamo Antonio a Montepaolo e in quella solitudine potrà dire: “Oh beata solitudine, oh sola solitudine, oh silenzio, grande silenzio”. In quel luogo Antonio, nella preghiera silenziosa potrà dire: “L’anima fedele, colomba che si annida nella cavità della caverna….vi trova rifugio contro lo sparviero che la minaccia”. Da quel momento inizia la via, la strada che Dio gli indicherà per la salvezza dei fratelli. Il programma di Antonio per la vita cristiana è ripreso dalla prima lettera di San Pietro: “adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”. Prendiamo anche noi esempio da S. Antonio e poniamo nei nostri cuori Cristo Signore. La liturgia della Parola pone in evidenza la grande bontà di Dio che fa crescere il “ramoscello”, il seme e il granello di senape. La Parola di Dio viene “seminata” nel campo del mondo, ma anche nel terreno della nostra vita personale. È la Parola di Gesù che rende saldo il Regno di Dio che cammina nella storia degli uomini, essa cresce indipendentemente dal volere degli uomini, germoglia, produce lo stelo quindi i grani nella spiga che giunti a maturazione vengono posti nel granaio. Il punto essenziale, non è quello che il contadino fa, ma quel che egli non fa. Egli non si preoccupa di quanto avviene nel terreno, la sua attività si limita ad andare a letto di notte e alzarsi al mattino, il seme germoglia, cresce grazie alla attività della terra in modo spontaneo, così il Regno di Dio avanza irresistibilmente come il seme che il contadino ha gettato nel campo. Un canto liturgico dice: “Il Signore ha messo un seme nella terra del mio giardino, il Signore ha messo un seme nel profondo del mio mattino”. Questo seme è la “Grazia di Dio” che stimola ognuno di noi a crescere nell’amore di Dio e ci stimola ad essere testimoni del Regno senza preoccuparci dei risultati, senza stupirci perchè è Dio che fa crescere il Regno, noi siamo solo dei servi che ascoltano e vivono della Parola del loro Padrone.