14 febbraio 2021 _ Omelia

VI DOMENICA DEL T.O.

La preghiera che introduce la liturgia della Parola ricorda al fedele la promessa di Dio: abitare in coloro che lo amano con cuore retto e sincero. Il cammino del cristiano passa “per la confessione di un Dio che si prende cura di lui e che sempre è possibile trovare”. Dio è luminoso e può sempre essere trovato, amato da coloro che lo cercano “perché diventi in essi stabile dimora”. Questa ricerca l’abbiamo vista nei Magi che guidati dalla stella si sono recati a Betlemme. “Per loro la luce di Dio si è mostrata come cammino, come stella che guida lungo la strada di scoperte”. La prima lettura tratta dal Libro del Levitico ci illustra le modalità che la comunità deve tenere con un lebbroso: sarà condotto dal sacerdote, porterà vesti strappate, il capo coperto velato fino al labbro superiore, andrà gridando impuro impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento. La situazione dell’uomo ammalato è da considerarsi come una persona che ha perso tutti i diritti, non ha più una comunità di appartenenza, non può accostarsi alla preghiera, non ha più una famiglia. È un isolato accanto a persone che lo disprezzano. Leggendo il testamento di S. Francesco troviamo gli inizi della sua conversione: “Il signore diede a me, frate Francesco, la grazia di cominciare a fare penitenza. Infatti quando ero nei peccati, troppo amaro mi sembrava vedere i lebbrosi, ma il Signore mi condusse da loro e usai misericordia con essi”.  Tutta la vita francescana è una conversione continua al Dio vivente, questo atto può avere un inizio “il bacio al lebbroso” e avere un seguito “uscire dal secolo”. Guardando al Vangelo di S. Marco, comprendiamo che l’episodio non può essere avvenuto nella cittadina di Cafarnao, ma la guarigione del lebbroso avviene all’aperto. Il lebbroso è in ginocchio e ad alta voce dice: “se vuoi puoi purificarmi”. Gesù ebbe una forte commozione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio sii purificato”. Il “toccare” rompe l’isolamento di quella persona e ristabilisce i contatti sociali. Il Vangelo ci dice che Gesù chiede a colui che era lebbroso di “andare a mostrarsi al sacerdote” e “fare l’offerta a Dio per la guarigione avvenuta, ma anche di non dire niente a nessuno”. Mentre si reca dai Sacerdoti a Gerusalemme il lebbroso guarito dirà, a chiunque voglia ascoltarlo, cosa gli era successo e chi lo aveva guarito. L’episodio raccontato da S. Marco ci mostra come ognuno di noi ha bisogno dell’aiuto di Gesù per essere guarito dai nostri peccati e dalle colpe che ci allontanano da Dio. Dobbiamo chiedere al Signore il permesso di donare, di poterci donare fino in fondo a Lui che si è donato completamente a noi. Manteniamo nel cuore la gioia del lebbroso guarito.