7 febbraio 2021 _ Omelia

V DOMENICA Tempo Ordinario
Da diversi anni in occasione della prima domenica di febbraio si celebra la “Giornata per la vita”; simbolo della giornata è un fiore la primula che offriamo ai fedeli come segno della loro carità verso il “Centro Diocesano Aiuto alla Vita”. Quante necessità per le famiglie, per i bambini che sono nati, ma anche quanti progetti per aiutare la vita nascente! Ci inoltriamo nella liturgia della Parola dopo aver chiesto al Signore “che ci custodisca con paterna bontà” perché “la nostra speranza è la grazia che egli ci dona”. Quante volte ci siamo chiesti dove poniamo la nostra speranza, oggi ci viene detto che essa è riposta nella grazia, nel dono che Dio nella sua bontà ci comunica. Sorretti dal dono di Dio anche noi possiamo andare con i primi apostoli accanto a Gesù e percorrere con Lui la strada della nostra vita quotidiana. Papa Francesco ci dice: “La speranza ci proietta verso un futuro certo e ci colloca in una prospettiva diversa da quella del mondo, è la speranza che dona nuovo slancio e nuova forza al vivere quotidiano, non facciamoci rubare la speranza”. La prima lettura è tratta dal libro di Giobbe e prima di entrare nella lettura dobbiamo comprendere il messaggio religioso del libro: “ l’uomo deve persistere nella fede anche quando il suo spirito non è appagato”. Giobbe descrive la condizione dell’uomo: un duro lavoro, illusione e affanno, i giorni svaniscono senza speranza, la vita è un soffio. Certo la condizione dell’uomo è quella descritta, ma vi è una cosa che possiamo fare: ascoltare sempre la Parola e conoscere meglio il Signore per vivere la condizione umana con la Sapienza di Dio. Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù che, uscito dalla sinagoga, si reca con gli apostoli nella casa di Pietro. La suocera di Pietro è a letto con la febbre, gli apostoli gli parlano di lei. “Gesù si avvicina, le prende la mano e la rialza; la febbre la lasciò ed ella li serviva”. Se San Marco non ci avesse descritto l’episodio tutto sarebbe rimasto nel nascondimento della casa di Pietro, ma questa immagine ci riempie di commozione non solo per i gesti di Gesù ma anche per il servizio svolto dalla donna verso colui che l’ha guarita. Dopo il tramonto del sole vengono portati là da ogni parte i malati, Gesù nella forza di amore e di salvezza dello Spirito interviene per portare sollievo a questo mare di sofferenza, aiuta e risana tutti. Al mattino, quando era ancora buio, “si alzò e andò in un luogo deserto e là pregava”. Quella solitudine, quel silenzio, lo pongono nella piena comunione col Padre e ricordano i quaranta giorni trascorsi nel deserto. Quando i discepoli gli diranno “tutti ti cercano” risponderà andiamo altrove a predicare il regno di Dio. Segniamo la giornata di Gesù, fatta di incontri, di gesti di amore, di preghiera, questa potrebbe essere anche il programma per la nostra quotidianità.